-Te la regalerei se potessi-, borbottò tra sè. Quella coda non le aveva portato altro che problemi sin dalla nascita se solo non fosse stato che senza non avrebbe più potuto camminare ne avrebbe fatto volentieri a meno. In effetti era grazie a quella se possedeva dei buoni riflessi e un agilità piuttosto sviluppata però, avrebbe preferito di certo non averla.
Restò a fissarla quel tanto che bastò per vederla alzarsi. Decise così di seguirla silenziosamente, l'avrebbe accompagnata sino in camera assicurandosi che non si sbucciasse un ginocchio o roba simile.
Wow, com'era premurosa. Se n'era accorta e mentre fissava quella ragazzina ci pensava su.
No, non si sarebbe affezionata a lei, era deciso, e non le interessava se a Miyu le piacesse la sua coda o lei, Aiko non voleva dare ancora confidenza a qualcuno di umano.
Miyu fece cadere la lampada che si trovava sopra al comodino, no poté fare a meno di mettersi la mano davanti alla bocca cercando di non ridere.
Però era così divertente vederla combinare danni.
Si chinò a prenderla e la rimise a suo posto.
-Andiamo-, fece poi sottovoce arrivando a fianco della ragazza.
Già, era vero, la divertiva stare con quella ragazzina. Il fatto che incipasse ovunque o che sbattesse contro ogni cosa la faceva ridere anche se non voleva. In effetti non era una bella cosa ridere quando qualcuno inciampava o altro, però il modo in cui lo faceva lei era irresistibile.
-Ehi, Manuel, vuoi sapere perché i miei genitori mi hanno dato questo nome così insolito?-, chiesi sfiorando i suoi capelli, ipnotizzata da quel colore meraviglioso.
Lui mi guardò assorto e sorrise, doveva essersi perso di nuovo nei miei occhi. Poi, accarezzandomi il viso annuì. Prima di cominciare assaporai quel momento, la sua mano calda contro la mia pelle gelida era ciò per cui sarei potuta morire anche mille volte. L'indescrivibile sensazione di armonia e benessere che mi procurava, cominciava a diventare una droga.
-A mio padre l'esercito dette il nome in codice di Cloud, perché era considerato il miglior paracadutista sulla piazza e dicevano che era un tutt'uno con il cielo e con le nuvole. Infatti Cloud in inglese significa Nuvola. Mia madre aveva un nome altrettanto insolito, siccome mio nonno era un fanatico della natura decise di chiamarla Earth.-, feci una pausa e gli sorrisi, i suoi occhi, di quel grigio che avrei voluto fissare per il resto della mia vita, sembravano aver capito. -Quindi decisero di chiamarmi come l'unica cosa che unisce le nuvole alla terra-.
-Rain-, sussurrò sorridendo, -la pioggia...-, si avvicinò a me sotto le coperte e mi strinse dolcemente, respirò a fondo e sfiorò il mio collo con le labbra -Io la trovo bellissima-.
Chiusi gli occhi e sospirai, le sue grandi mani percorsero la mia schiena provocando un unico brivido che mi elettrizzò. Le sue labbra mi toccarono appena, ma questo bastò per creare un'onda di piacere dentro il mio cuore.
Ecco che il mio sogno si stava realizzando, non sarei stata mai più sola. Non avrei più sentito la mancanza dei miei genitori. Non avrei più pianto per Timmy. Mai più.
Abbassai il viso e cercai le sue labbra con le mie. Lo baciai con dolcezza portando le mani a prendere il suo bel viso, poi mi allontanai il minimo indispensabile per scrutare i suoi occhi che mi guardavano innamorati.
Sorrisi.
Chissà, forse lui era quello perfetto.
[Cit. Capitolo 20 di Rain (c)]
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La Scheda di Aiko

Guai a chi tocca mio marito! 
